Capro espiatorio

Avete di sicuro sentito usare l’espressione capro espiatorio per riferirsi a una persona o un gruppo di individui a cui viene attribuita una colpa di cui però sono completamente o parzialmente non responsabili.

Ma qual è l’origine di questo modo di dire?

Deriva dalla traduzione di un termine ebraico (‘ăzā’zēl) contenuto in un passo del libro “Levitico” che fa parte dei testi sacri della Bibbia, sia ebraica che cristiana.

Fa riferimento a un rito ebraico, ovvero il giorno dell’espiazione (yom kippùr), in cui dovevano essere offerti in sacrificio due capri (che noi chiameremmo più comunemente becchi o caproni) come espiazione dei peccati commessi dal popolo. Uno dei due animali veniva ucciso e il suo sangue usato per purificare il tempio, all’altro il sacerdote affidava tutti i peccati confessati e il capro veniva poi abbandonato nel deserto. Il primo era definito “capro espiatorio”, il secondo “capro emissario”.

I due animali servivano per ripulire il popolo dai peccati, espiare le colpe e far sentire tutti di nuovo innocenti. I capri, nonostante non fossero i veri peccatori, ne assumevano il ruolo e per questo venivano immolati.

Il peccato era quindi tolto dal colpevole umano e trasferito all’innocente animale per poter salvare l’anima dell’individuo.

L’espressione è poi entrata nel linguaggio comune per indicare qualcuno (o qualcosa) da incolpare per un delitto di cui non si riesce a trovare il vero responsabile. Si tratta di un meccanismo umano per cui si cerca di individuare un colpevole così da tranquillizzare le vittime, perché il non sapere subito chi è stato a compiere un determinato atto porta a paura e ansia. È stato usato anche per giustificare scelte politiche discutibili, usando come capri espiatori gruppi formati da minoranze, perché incapaci di difendersi.

Il capro espiatorio diventa il colpevole pubblico di un errore che non ha commesso, perché non ci sono prove che lo dimostrino, e anche se si dichiara innocente non viene creduto, forse per comodità o forse per ignoranza.

Da notare che in italiano noi utilizziamo solo il termine “espiatorio” e non emissario, in francese invece si dice bouc émissaire, che risulterà familiare a chi ha letto in lingua originale i romanzi del ciclo Malaussène di Daniel Pennac, dove il protagonista Benjamin lavorava – appunto – come capro espiatorio.


Fonti e approfondimenti

Capro espiatorio – Wikipedia

Capro espiatorio – Enciclopedia Treccani

Capro espiatorio – Righe vaghe

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